PORTICO DI CASERTA – Si è svolta presso la scuola primaria di Musicile una conferenza dedicata ai bambini del Tacanà. A presidiarla è stato padre Angelo Esposito, prete diocesano di Napoli, attualmente missionario in Guatemala, fondatore dell’associazione Hermana Tierra e autore del libro “Dio, comunque” attraverso il quale racconta la sua esperienza di volontario: lì dove Dio sembra assente si manifesta nella ricchezza spirituale e nella dignità di un popolo oppresso.
Padre Angelo, ritornato da poco in Patria, dopo diversi anni, ha voluto incontrare di persona le mamme e con esse anche i loro bambini, per ringraziarle del grande aiuto che danno ogni anno nel devolvere all’orfanotrofio del Guatemala delle somme di danaro per i bambini del Tacanà attraverso la vendita di dolci durante il periodo natalizio.
La sua riconoscenza è stata quella, appunto, di portare, in prima persona, la testimonianza di un’infanzia rubata dalla povertà atroce che si vive in quei posti.
Una cosa molto toccante del racconto di padre Angelo è stato quando ha parlato di quel sonno interrotto, durante la notte, dal pianto straziante dei bambini dovuto alla fame. I bambini sono costretti a lavorare prima di andare a scuola. Mangiano una sola volta al giorno e se sono fortunati nelle loro scodelle possono trovarci un pugno di riso ma il più delle volte è acqua con erba. Vivono in baracche di legno costruite in posti pericolosi, dove persiste il rischio di frane. Sono nel fango, nell’umidità e non hanno energia elettrica. In spazi limitatissimi vivono famiglie numerose e per riscaldarsi usano quel poco di legna che trovano accendendola sul pavimento di terreno.
Durante il suo racconto padre Angelo, ha mostrato un video, che alleghiamo in questo articolo, dove attraverso le immagini è racchiusa la sua esperienza, seppur dura, ammirevole.
Tanto entusiasmo è stato mostrato dagli alunni della scuola primaria attraverso le loro innumerevoli domande. Presenti alla conferenza anche il preside Salvatore Falco e l’assessore all’Istruzione Palma Piccerillo. Entrambi entusiasti dell’esito del convegno e contenti di sapere che i loro alunni sono ritornati a casa arricchiti di una verità diversa dalla loro dove i bambini del Tacanà, anche se non giocano a pallone e non hanno bambole per potergli pettinare i capelli, non perdono mai il sorriso.
Katia Cardino
